I cittabimbi si trasformano in mastri cartai: all’ opera per ricreare la tradizione fabrianese.

Salve a tutti! Vi siamo mancati? In questo periodo della nostra assenza dalla scrittura settimanale del blog abbiamo vissuto un’ esperienza interessante. Siamo andati a visitare il “Museo della Carta e della Filigrana”, uno dei principali simboli di Fabriano. Per l’occasione indossavamo le nostre T-shirt personalizzate che riproducono alcuni scorci di Fabriano e che testimoniano il nostro amore per la città. Vi ricordiamo che saranno esposte presso il “Chiostro di San Benedetto” a partire dal due giugno.

Attraverso un laboratorio, ci siamo tuffati nel passato trasformandoci in Mastri Cartai. La carta è stata inventata in Cina nel XIII secolo ma i fabrianesi, i primi Mastri Cartai in Italia, hanno introdotto delle innovazioni importanti. Attualmente la produzione è affidata alle industrie ma la tradizione resta viva grazie proprio a questo museo. Oggi vi spiegheremo le quattro fasi artigianali per la realizzazione della carta. Prima di tutto si prende un contenitore dove si mischia il 98% di acqua, l’1% di cotone e l’1% di colla animale. Si immerge il modulo, una specie di setaccio, così la fibra si deposita fino a formare il foglio. Dopo aver tolto l’acqua in eccesso, si capovolge su un tessuto. Con una pressa si toglie tutta l’acqua rimanente. Poi si mette ad asciugare. A quel punto poteva sembrare già pronta, però se scrivevano con l’inchiostro, questo si spandeva in tutto il foglio. Per evitare questo inconveniente, bisogna eseguire la collatura cioè far passare la colla, una gelatina animale, per renderla impermeabile. L’ultima fase è l’asciugatura che libera i fogli dall’umidità.

La guida ci ha spiegato come veniva realizzata la carta all’ epoca. Un ragazzino andava a prelevare gli stracci dalle case gridando: “stracci vecchi”che le signore gli gettavano. Questi venivano messi a macerare e poi ridotti in poltiglia mediante un macchinario, attivato dalla forza dell’ acqua. L’innovazione fabrianese prevedeva dei martelli chiodati che sminuzzavano gli stracci. Un’altra innovazione è stata la collatura vegetale che ha sostituito quella animale.

Durante la visita guidata abbiamo approfittato per vedere un Mastro Cartaio a lavoro.

Sapete da che deriva l’espressione “sveglia bambocci”? Per mescolare la poltiglia con l’acqua oggi ci sono macchinari fatti appositamente ma prima c’era un ragazzino, più o meno della nostra età, che poteva lavorare persino tredici ore. A questo “poro” ragazzo succedeva di addormentarsi e quindi si colpiva da solo e il Mastro Cartaio gli gridava: “sveglia bamboccio”! Oggi questo detto è usato per indicare una persona che crea un danno a se stesso.

All’ interno del museo c’è anche una stanza dedicata alle filigrane antiche che venivano usate per identificare le botteghe: disegni di animali, lettere iniziali del nome, simboli… Poi ci ha spiegato come distinguere le banconote false da quelle vere: per prima cosa ci ha mostrato, attraverso il riflesso della luce, la filigrana stampata sulla banconota ; ci ha anche fatto vedere che le banconote vere se sfregate su un foglio di carta rilasciano il colore.

Noi crediamo che ognuno di voi dovrebbe andare almeno una volta a visitare questo museo. Questo è un altro buon motivo per venire a Fabriano!

One Comment

  • Sandro Boccadoro

    ————————————————————————–
    —————————————————————————-Cari ragazzi,prima della fine dell’anno scolastico non sarebbe potuto mancare un vostro articolo sulla produzione della carta che ha reso Fabriano famosa in tutto il mondo fin dai tempi del medioevo. Come avete spiegato,questo grande successo della nostra città natale è dovuto alle innovazioni introdotte dai maestri cartai fabrianesi che sono vissuti proprio in quel periodo.
    Le pile a magli multipli consentivano di velocizzare la lavorazione degli stracci e di rendere più raffinata la pasta.
    Tuttavia il successo è dovuto principalmente al nuovo trattamento dei fogli con l’uso della gelatina animale. Vi spiego le ragioni di questa scoperta.
    Prima di arrivare a Fabriano la lavorazione della carta in Italia era stata introdotta dagli Arabi in Sicilia e ad Amalfi. Le cartiere di queste località usavano il metodo della lavorazione araba. L’impermeabilizzazione dei fogli veniva effettuata con un collante derivato da sostanze vegetali,che favorivano lo sviluppo di muffe. Pertanto la carta si alterava nel corso del tempo,con la conseguenza che i libri e i documenti venivano irrimediabilmente danneggiati.
    Nella cartiere di Fabriano invece per la collatura dei fogli venne usata la gelatina animale,ricavata dal carniccio della concia delle pelli. Questa sostanza non era attaccata dalle muffe,per cui la carta non si manteneva inalterata per sempre. Con questa innovazione la carta di Fabriano conquistò il monopolio dei mercati nazionali ed esteri alla fine del medioevo,per oltre un secolo. Successivamente,con l’esodo della maestranze qualificate,venne diffuso nelle altre città il nuovo processo di fabbricazione “FACERE CHARTA AD USUM FABRIANENSEM” Un cordiale saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *